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Guerra all'ISIS? Ognuno di noi può condurre la propria personale Crociata.

Crociata Fotovoltaico

Isis, Iraq, Siria, Ucraina, Sud Sudan, Nigeria: una costellazione di guerre apparentemente indipendenti tra loro ed imputabili ad ataviche motivazioni religiose, etniche e culturali, ma in realtà legate tutte da un unico filo rosso, anzi nero petrolio: la fame di energia.

I terroristi dell’Isis, il cui obiettivo è di fondare un vero e proprio Stato Islamico, oggi spadroneggiano proprio nelle regioni della Siria in cui il petrolio viene estratto e in quelle dell’Iraq dove viene raffinato. È ormai certo che l’Isis si arricchisca vendendo il petrolio ad acquirenti di Iraq, Siria e Turchia. Ciò si traduce in denaro sonante per l’arruolamento di soldati e l’approvvigionamento di armi e mezzi con cui rafforzare la propria presenza sul territorio e finanziare atti terroristici come quello al Bataclan di Parigi.

E nel frattempo i civili scappano come possono, intraprendendo quei “viaggi della speranza” che, spesso transitando dall’Africa settentrionale, li fanno approdare sulle coste della Sicilia o del Salento. 

Passando dal petrolio al metano, la musica non cambia:

in Ucraina, da dove passa il 30% del gas estratto in Russia diretto al mercato europeo, la guerra è stata portata al fine di estendere le norme energetiche dell’UE al sistema energetico ucraino, tagliando fuori la compagnia russa Gazprom. Dall’altra parte, Putin, impossessandosi della Crimea, si è accaparrato i giacimenti di petrolio e di gas che vi sono stipati.

La guerra è solo l’altra faccia della medaglia rispetto alla infinita sete di energia anche in Nigeria: i ribelli islamisti di Boko Haram hanno come primo obiettivo dichiarato, infatti, la lotta al regime corrotto nigeriano, che si è arricchito in maniera spropositata, proprio sfruttando le enormi risorse petrolifere del paese, abbandonando nell’assoluta miseria la stragrande maggioranza della popolazione. Ed è proprio tra la povera gente disperata e disgustata dalla corruzione dell’elite al comando, che Boko Haram conquista proseliti ed adepti.

Ricchezza e petrolio sono anche le cause del protrarsi della guerra infinita che dilania il Sudan da ormai 60 anni. Iniziata nel 1955, la prima guerra civile tra il Nord islamico e il Sud animista e cristiano, ebbe fine nel 1972 con la proclamazione dell’autonomia del Sud. Ma dopo l’individuazione di risorse petrolifere nel Sud, il Nord annullò l’autonomia concessa. Ebbe così principio la seconda guerra civile, combattuta dal 1983 al 2005 proprio per il controllo del petrolio; lasciando sul campo 2 milioni di vittime, fino alla secessione del Sud nel 2011. Ma in Sud Sudan la pace rimane ancora un miraggio: il regime è in continua lotta contro gli oppositori interni. E l’oggetto del contendere è sempre lo stesso: i campi petroliferi.

Non si vede dunque alcuna luce in fondo al tunnel: la guerra per l’energia da fonte fossile proseguirà in tutto il mondo? Infatti, mentre le divisioni etniche e religiose possono fornire una giustificazione politica e ideologica di questi conflitti, ne è di gran lunga preponderante il movente economico.

Il controllo dei giacimenti di petrolio e metano è una componente essenziale del potere nazionale. «Il petrolio potenzia più di automobili e aeroplani», ha detto Robert Ebel del Centro per gli Studi Strategici e Internazionali durante un’audizione del Dipartimento di Stato Usa nel 2002. «Il petrolio potenzia la forza militare, il Tesoro nazionale e la politica internazionale». È molto più del normale commercio di una materia prima: «E’ un fattore determinante del benessere, della sicurezza nazionale e della potenza in campo internazionale per coloro che possiedono questa risorsa vitale e il contrario per coloro che non ne hanno».

È chiaro che se ne potrà uscire solo con una transizione da un sistema energetico a fonte fossile e nucleare, basato su concentrazione di capitale, finanza e infrastrutture proprietarie, a un sistema di fonti naturali rinnovabili non proprietarie, diffuse e governabili localmente.

Le tecnologie rinnovabili alimentate da sole (fotovoltaico e termico), vento e biomasse, sono sfruttabili direttamente in pressoché ogni angolo del mondo e hanno raggiunto o stanno raggiungendo in questi anni la “grid parity” (vale a dire il punto in cui l’energia prodotta da fonti rinnovabili ha un costo identico a quella prodotta da fonti fossili) a ritmi fino a poco fa impensabili.

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